PERSONAL BRANDING: ISTRUZIONI PER L’USO

PERSONAL BRANDING: ISTRUZIONI PER L’USO

A quanto ammonta la popolazione mondiale nel momento in cui stai leggendo questo articolo?

6,7, forse 8 miliardi?

Poco importa, conoscere il numero preciso non ti porterà da nessuna parte.

È necessario che ti renda conto che sono tutti tuoi possibili concorrenti, anche i neonati. Tra 18 – 20 anni saranno in grado di farti concorrenza.

Mai come oggi è fondamentale emergere dal contesto e differenziarsi.

Il mondo è cambiato. La globalizzazione e l’avvento dei social media lo hanno reso un posto più piccolo, più connesso ed estremamente competitivo.

La tua concorrenza, che fino a 10 anni fa era circoscritta al tuo vicino di scrivania, ora si trova dall’altra parte del mondo, può sfruttare un costo della vita irrisorio rispetto al tuo, permettendosi di proporre prezzi stracciati, forte di una preparazione notevole e, qualche volta, perfino superiore alla tua.

In ogni industria, i vecchi modi di fare le cose sono stati soppiantati da nuove modalità. Nell’arco di un decennio si è passati dalla musicassetta con 10 canzoni al lettore MP3.

photo by: oleg-sergeichik

In un contesto simile è di fondamentale importanza iniziare a pensare in maniera strategica.

È necessario sviluppare il tuo brand personale per abbracciare le opportunità e le sfide che un mercato in costante evoluzione offre.

Immaginati come il manager di te stesso. Nessun altro si preoccuperà del tuo benessere. È un tuo compito farlo.

Qualunque sia la tua decisione in merito, preparati: a farti da parte o a trasformarti in un brand.

Non temere, il personal brand non è una scienza nucleare.

Creare un’immagine che rappresenti il meglio delle tue competenze è possibile.

Sei pronto?

In questo articolo ti spiegherò che cos’è un personal brand e come muovere i primi passi verso la costruzione di un brand che ti permetta di far decollare la tua carriera.

CHE COS’E’ IL PERSONAL BRANDING

Al personal brand sono associate la tua immagine e la tua reputazione.

Che ti piaccia oppure no, sei comunque proprietario di un brand.

Le persone che ti circondano ti percepiscono in un determinato modo e ti inseriscono di conseguenza in una determinata categoria di persone.

Hai presente quando eri sui banchi di scuola e c’erano “il secchione” “il bullo” e “la pupa”?

Le categorie che hai appena letto dovrebbero aver prodotto due effetti: farti venire in mente una serie di caratteristiche associate ad ogni nome e richiamare alla mente alcune persone che conosci che possedevano i tratti caratteriali che associ a quella categoria.

Lascia da parte i ricordi dei banchi di scuola e la nostalgia, è necessario tornare a concentrarsi sul presente.

Come ti vesti, la tua personalità, la tua postura e la tua presenza influenzano la percezione delle altre persone. Cosa ancora più importante, il tuo set di conoscenze ed esperienza è ciò che più influenza il valore che comunichi, la base su cui costruire il tuo brand.

Photo by Vadim Sherbakov

Fare personal brand non significa riempire alcune righe vuote di un cv pre-compilato in formato europeo.

Se davvero vuoi emergere devi acquisire la consapevolezza di ciò che ti circonda ( il mercato, i trend e le opportunità competitive) e pensare a quali sono le tue competenze uniche (assett) e di come utilizzarle a tuo vantaggio.

Sembra un processo lungo e faticoso e ti posso assicurare che lo è. Ma se gli dedichi il tempo e le energie di cui necessita, sarai adeguatamente ricompensato.

Un personal brand efficace può aiutarti a trovare lavoro, ottenere una promozione, entrare in contatto con degli investitori ed ottenere nuovi clienti.

Se il tuo brand attuale non ti permette di accedere ad un nuovo livello della tua carriera o di far crescere le tue opportunità lavorative, è necessario ripensarlo. 

Se invece non possiedi affatto un brand, ti consiglio di iniziare subito a costruirlo!

I 3 MITI PIÙ DIFFUSI SUL PERSONAL BRANDING (e perché devi ignorarli)

Se non hai ancora sviluppato un personal brand efficace potresti essere stato vittima di uno dei tre miti più diffusi a riguardo, luoghi comuni che impediscono alla maggioranza delle persone di mettersi all’opera.

# MITO 1-faccio un buon lavoro e di conseguenza possiedo una buona reputazione

Sei più simile ad uno schiavo che a un impiegato.

Hai lavorato il weekend, ti sei privato del sonno, hai superato i limiti delle possibilità umane per finire  le presentazioni che il tuo capo ti chiedeva la notte prima. Hai sacrificato la tua vita personale per raggiungere i tuoi obiettivi professionali.

Photo by Ali Yahya

I tuoi figli li vedi su WhatsApp, quando vai in bagno approfitti della sosta forzata per comunicare ai tuoi conoscenti che sei vivo.

“Certo Mirko, son sacrifici è vero, ma vedrai, un giorno ce la farò, e potrò dire che ne è valsa la pena”.

Finalmente quel giorno pare essere arrivato.

La tanto attesa riunione aziendale di inizio anno.

Il tuo capo è pronto ad annunciare il beneficiario della nuova promozione.

Negli attimi in cui sei intento a ripassare il discorso di insediamento che ti sei preparato, alle tue orecchie giunge il nome del tuo collega.

Mentre ancora incredulo, sei occupato a domandarti come diamine sia stato possibile, il tuo collega, il più fannullone dell’ufficio, si alza per ritirare il suo riconoscimento e pronunciare il tuo discorso. O meglio, il discorso che dovrebbe essere stato tuo. Almeno nella tua testa. O nei tuoi sogni.

La verità? Le persone non leggono ancora nel pensiero. Non sanno il grande lavoro che hai compiuto finché non lo fai sapere.

È necessario rendere noti tuoi contributi per far sì che il tuo valore possa essere riconosciuto.

# MITO 2 -Ci pensa il mio capo alla mia carriera

John ha una brillante carriera, costruita anche grazie al supporto del suo mentore, che ha seguito di azienda in azienda, scalando così le gerarchie aziendali parallelamente all’ascesa del suo mentore.

Photo by Hunters Race

Arrivato alla fine della sua carriera, dopo anni di onorato servizio, il capo nonché mentore di John si ritira, è tempo di godersi la meritata pensione.

John si ritrova senza il suo principale faro, nonché sponsor. Crescere ancora diventa improvvisamente un’impresa titanica.

John è il nome di un personaggio di fantasia. La lezione che John ha imparato invece è terribilmente reale:

I boss sono persone occupate, hanno maggiori preoccupazioni e responsabilità rispetto alla promozione della tua carriera.

Nel caso in cui il tuo mentore abbandoni l’azienda in cui lavori, tutti i tuoi sforzi tesi alla costruzione di un rapporto privilegiato ed esclusivo se ne vanno fuori dalla porta insieme a lui.

# MITO 3 –Autopromuoversi è cosa cattiva ed ingiusta

Se vuoi essere considerato il candidato ideale per un nuovo lavoro, una nuova opportunità o un investimento dovresti essere conosciuto. Lasciare il controllo del proprio brand ad altri significa perderne il controllo. Sei proprio sicuro di voler affidare la tua reputazione a qualcuno a cui interessa relativamente?

Molte persone non amano promuoversi perché preferiscono restare in sordina.

Lascia che te lo dica: Affermare il proprio valore non è una questione di arroganza, bensì di amor proprio.

A tal proposito è eloquente questo Ted Talk.

quando parlo di autopromozione, o di affermazione del proprio valore, non intendo pratiche atte a sminuire gli altri, assomiglia più ad una questione di educazione.

Educare gli altri riguardo il tuo valore significa aiutarli a comprendere in che modo li aiuti e perchè il tuo lavoro è importante.

La promozione è spesso vista come una forma di comunicazione a senso unico. È necessario iniziare a concepirla con un dialogo. Per esempio quando pubblichi contenuti interessanti e inneschi una conversazione on-line con chi ti segue, questo dialogo ti aiuterà a costruire il tuo brand senza risultare arrogante.

Ricorda: puoi anche essere il migliore al mondo nel tuo campo ed essere in grado aiutare numerose persone, ma se nessuno conosce le tue abilità, il mondo si perderà ciò che hai da offrire.

Se non vuoi farlo per te stesso fallo per gli altri :-).

IL MONDO SI EVOLVE VELOCEMENTE. I BENEFICI DI UN PERSONAL BRANDING EFFICACE

il mondo è diventato un posto estremamente dinamico, in costante cambiamento.

Secondo una ricerca del Bureau of Labor Statistics, un lavoratore medio durante il corso della sua carriera cambia lavoro più di 10 volte.

Gestire strategicamente il tuo brand personale ti aiuterà ad avere il controllo nella gestione della tua carriera.

I PRIMI PASSI PER LO SVILUPPO DEL TUO BRAND

Per iniziare a sviluppare il tuo brand personale necessiti di una strategia che comprenda degli obiettivi ed un piano di azione per raggiungerli, permettendoti di agire con consapevolezza e costanza.

Pensare di dedicarsi allo sviluppo del proprio brand senza una serie di obiettivi, una strategia ed un piano di azione è come pensare di dedicarsi alla preparazione di una torta senza avere una ricetta.

Il primo passo per sviluppare il proprio brand personale è quello di stabilire il proprio punto di partenza.

Photo by Mikito Tateisi

Per far sì che un viaggio avvenga con successo, è necessario conoscere sia la partenza che la meta di destinazione.

Il secondo step consiste nel fissare degli obiettivi.

Questo passaggio è di fondamentale importanza. Non puoi sapere se stai avendo successo se non hai definito che risultati vuoi raggiungere.

Dopo aver stabilito il tuo punto di partenza ed il tuo punto di arrivo sei pronto per intraprendere il tuo viaggio personale nello sviluppo del tuo brand. Il processo di sviluppo di un personal brand è solitamente composto da quattro tappe:

Photo by rawpixel

# 1 tappa: definizione degli obiettivi, delle strategie e dei messaggi. Hai degli obbiettivi chiari, delle strategie che li supportino e che si trasformino in dei messaggi coerenti?

Hai bisogno di sapere dove vuoi andare. Dopodiché è necessario sviluppare un posizionamento, una serie di messaggi ed una strategia per raggiungere il tuo obiettivo.

# 2 tappa: personalità. Prova a pensare in che modo vuoi essere descritto dai tuoi clienti o datori di lavoro. Sia in termini professionali (competenze, capacità, doti lavorative) sia in termini personali (simpatico, gentile, capace di lavorare sotto pressione eccetera.)

# 3 tappa: relazioni. Non è importante chi conosci, ma chi conosce te. È necessario analizzare la quantità e qualità delle relazioni che possiedi con i personaggi più influenti nel tuo ramo professionale, persone che possono aiutarti a raggiungere il successo a cui aspiri.

# 4 tappa: educazione. Sei in grado di comunicare il valore del tuo brand personale con efficacia e condividerlo continuamente per creare un’esperienza coinvolgente? Se possiedi un brand che gli altri apprezzano, giudicano di valore e condividono, significa che hai un costruito brand robusto ed hai raggiunto il tuo obiettivo.

Quando avrai articolato la tua proposta di valore, adattandola alla tua persona, i tuoi sforzi saranno ricompensati in più modi:

Considerazione: il tuo nome sarà sinonimo di competenza. La tua reputazione crescerà.

Nuove opportunità: offerte di lavoro, nuovi clienti, progetti e partnership.

Successo: il lavoro a cui aspiri, il raggiungimento di una promozione, o l’ottenimento di finanziamenti per la tua attività diventeranno obbiettivi possibili grazie al tuo brand.

Qualità di vita: un lavoro migliore ti aiuterà a migliorare la qualità della tua vita.

In poche parole la vita è migliore con un brand migliore!!! 🙂

ED ORA: “FAI DA TE, TE STESSO”

Ci siamo! Siamo giunti alla fine di questo articolo.

Ora che conosci:

la definizione di personal brand

i miti (a cui non devi credere) più comuni riguardo al tema

i primi passi da compiere riguardo allo sviluppo del tuo brand.

Sei pronto per portare la tua carriera ad un livello superiore.

Adesso che hai scoperto ciò che il personal brand può fare per te, perché tenerlo solo per te? aiuta i tuoi amici a sviluppare le loro carriere condividendo questo articolo.

Per ora è tutto.

A presto.

Un Abbraccio.

Mirko

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Author

Mirko Sblendorio

Mirko Sblendorio

Forse sono un equilibrista. Fin da piccolo, grazie alla lettura ho assaporato il piacere dell’immaginazione ed il potere della fantasia. Se è vero che "penso dunque sono", la domanda che mi pongo spesso è dove sono quando leggo, penso o progetto? Credo di essere in bilico, tra il momento presente e quello che invece voglio diventi il prossimo.

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